Nelle sue foto, Andrea ritrae la vita così come la vede dalla
sua sedia a rotelle: a un metro d’altezza dal suolo.
Curioso, coglie l’anima di tutto ciò che lo circonda: volti
umani, paesaggi naturali, strade di città e architetture.
Lasciandosi guidare da ciò che accade, il fotografo coglie,
di ciò che il suo sguardo incontra, la spontanea
immediatezza.
In bianco e nero affinché, degli attimi “rubati”, rimanga solo
l’essenziale.
Sulla sedia a rotelle, con la sua inseparabile Leica M,
Andrea cattura, della realtà, ciò che sfugge allo sguardo
distratto dei passanti.
È l’istinto a guidarlo nella scelta del soggetto, porgendogli
perfette sinergie fra luoghi, momenti e personaggi.
Lo scatto prelude quindi a un dialogo, per abbinare a ogni
foto la sua storia.
Per Andrea la fotografia è più di una passione, più di
un’arte, più di un pretesto per immortalare paesaggi e volti
sempre nuovi. È il suo personale modo di stare al mondo.
Andrea non progetta. Non pianifica. Non prepara.
Scatta ciò che attira la sua attenzione.
Poi si accorge del fil rouge che lega le immagini tra loro in
una serie dedicata.
È già successo con i laghi, le montagne, i portoni, i muri, i
volti tatuati, i riflessi sull’acqua, le architetture urbane.
Sta succedendo ora con i parrucchieri.
Ogni argomento è per lui un pretesto per imparare.
Sul mondo. Sulle persone. Su se stesso.
Un’immagine digitale vive solo sullo schermo di un device.
Stampata, invece, diventa fotografia acquistando corpo,
presenza e memoria nello spazio reale.
La fotografia è relazione. È luogo di incontro fra chi scatta e
chi viene fotografato, fra chi guarda e chi si lascia
guardare.
Se hai un’idea, una curiosità o una riflessione da sottoporre
ad Andrea, contattalo.